GattoLupesco Teatro

 

Filò

Viaggio di uno Zanni all’inferno
Ispirato al poema di Andrea Zanzotto

 

Di e con Silvio Castiglioni, con la collaborazione di Graziella Possenti
Alla fisarmonica Beppe Chirico, ai fornelli Paolo Castiglioni,
alle luci Michela Rinaldi
Un ringraziamento per l'ascolto a Francesco Niccolini

Nel Veneto il filò era la veglia dei contadini nelle stalle durante l’inverno. Fatti e sogni, nascite e morti diventavano rapidamente sostanza di racconto nel filò. Il vino, i giochi e le burle non mancavano mai, e la vigilia delle feste prima di andare a dormire compariva qualcosa da mangiare.

Orfano del mondo contadino il nostro filò ruota intorno alla figura di un inquieto cantastorie ossessionato dai ricordi e piegato dalle circostanze a indossare i panni di un indomito Arlecchino. Una narrazione sincopata che abbraccia gli ultimi trent’anni del secolo collegando una molteplicità di eventi e di luoghi nella fiduciosa ricerca di un disegno: da una remota contrada di campagna della pianura veneta, alla Milano dei primi anni settanta, e poi al Friuli del terremoto, per tornare al punto di partenza, un locale alla moda nella Buenos Aires dei giorni nostri, dopo aver toccato anche Siviglia, città cara a Cervantes.

Fra invenzione e memoria, vicende comuni e momenti intimi, si profila il destino di una generazione colpevole e delusa, che lo sguardo sempre presente degli animali – il maiale, il leone, il mulo, l’oca – proietta in una dimensione cosmica. Sullo sfondo la forza tellurica dell’omonimo poema in lingua veneta di Andrea Zanzotto, dove le colpe degli uomini, intenti a cavarse i oci un co l’altro, a darse fogo, a sbudelarse, sono comparate alla furia della natura, mare da maledir e da adorar.

Filò dura il tempo di cottura del riso con il tastasàl, la carne di maiale profumata con aglio e rosmarino. Al punto giusto, a cottura ultimata, anche filò finisce.

 

Milano, 12 dicembre 1969:

- Ciao buteleto, steto ben?
- Mi si, mama, E ti?
- Ben, anca mi. Alora? È scopià la bomba a Milan!.
- Eh sì.
- E tu dov’eri?
- Mama, Milàn lè granda.
- La sarà pur granda Milàn, ma la ga’ fato i morti.
- Lo so mama.
- Anca a Barabò ghemo vuo dei morti. Toni, poareto.
- Ma no par la bomba, mama..
- No. A Barabò la gente la more da par ela, muore da sola. No serve le bombe a Barabò.

 

 

Buenos Aires, 12 dicembre 1999:

- Italiano,si?  Teatro, si? Allora:  Arlecchino!
- No!
- Si, invece! Commedia dell’Arte, Arlecchino!
 
- No, no, no …si!;
E aveva fatto la conferenza, come volevano. E come aveva sempre consigliato la madre:

- Se i te domanda qualcossa nel mondo, non scontentarli!  mai scontentarli!
Solo alla fine l'aveva notato, seduto in fondo alla sala. A gambe accavallate, aspettava che fossero usciti tutti.

 

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